Santosha, la contentezza

Santosha è uno dei Niyama dello Yoga. In linea generale può essere inteso come contentezza. Nella filosofia yoga questa contentezza però è assolutamente indipendente dagli eventi esterni a noi, ma è uno stato di pace interiore sempre presente. E’ ovvio che un tale tipo di contentezza necessita di un gran lavoro. Generalmente, abbiamo la tendenza ad associare la contentezza a qualcosa di bello che ci è accaduto o che abbiamo conquistato. Questo tipo di contentezza però è transitorio, vista la natura e impermanente delle cose.

SAntosha e l’accettazione

Il primo passo per arrivare a Santosha è l’accettazione.

Sprechiamo gran parte del nostro tempo a resistere alla vita così com’è. Forziamo le situazioni ad essere come vorremmo che fossero, generando soltanto altre frustrazione. Non tutto però può essere cambiato con il nostro intervento.

Ora non voglio dire che devi assumere un atteggiamento passivo nei confronti della vita. Piuttosto dovresti capire che, per agire efficacemente è fondamentale individuare qual è il tuo reale punto di partenza.

La non accettazione porta ad un continuo giudizio e confronto di ciò che è con ciò che vorremmo. E questo genera inevitabilmente un senso di scontentezza e inadeguatezza, che si autoalimentano in un loop, da cui non si vede via d’uscita.

Accettare gli eventi drammatici e una delle cose più difficili. È un impegno per la vita. Ma è necessario se vuoi capire realmente che direzione prendere.

Se ti lasci assalire dalla rabbia e dalla paura inevitabilmente ciò che otterrai sarà solo un’altra situazione intrisa di rabbia e paura. Questo perché il tuo agire sarà stato dettato dalla tua reazione al dolore e non da una ponderata e attenta analisi del reale stato delle cose.

Potresti ribattermi che ci sono momenti in cui la reazione è necessaria, per la sopravvivenza o perché non c’è tempo. Ed è vero. Ma si tratta sempre di eventi eccezionali.

accettazione consapevole

L’accettazione consapevole ci libera dalla convinzione che per essere felici debbano esserci determinate condizioni. Così riusciamo a stare totalmente nel momento presente, cogliendo le situazioni per quello che realmente sono, e non per quello che la nostra narrazione mentale ci fa vedere.

Con questa nuova prospettiva si riesce a lasciar andare il bisogno di avere sempre l’approvazione, il potere e il pieno controllo. Da questo punto si può allora agire in piena presenza mentale.

Quando finalmente non saremo più dipendenti dalle nostre sicurezze, dai nostri bisogni veri e presunti, dal perfezionismo, dalla competizione, riusciamo finalmente a intravedere Santosha, ossia la contentezza insita in ognuno di noi.

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