Alimentazione consapevole

Oggi vorrei parlarti di un argomento spinoso, l’alimentazione consapevole. Lo ritengo un argomento difficile perché per me è sempre stato uno degli aspetti più complicati della mia vita. Non parlerò di bulimia o anoressia, quelli sono argomenti limite, di cui può parlare solo un medico o uno psicologo. Parlerò di quei disturbi più sfumati, che forse non potremmo nemmeno chiamare tali, ma che alla fine diventano un problema.

Per tutta la mia vita ho dovuto fare i conti con l’altalena del mio peso. E’ stato un continuo sali e scendi. Mi sono sempre vista grassa. Anche da ragazzina, quando i miei 57 kg per 163 cm erano perfetti. Ecco forse il problema è nato proprio dalla “perfezione”.

Quando sei un adolescente vedi gli altri sempre migliori di te, hai poca autostima. E così si comincia a consolarsi con il cibo.

Poi per noi italiani il cibo ha un rituale tutto suo, sembra che giri tutto intorno a quello e quindi diventa facile abusarne.

Così si comincia con l’appesantirsi. Poi si prende qualche chilo. E infine si diventa extra large.

Ora non voglio stare qui a raccontarti tutta la mia storia, te ne ho accennato solo perché ho provato su di me cosa significa non sentirsi a proprio agio nella propria pelle.

Vorrei parlare di sentimenti ed emozioni, delle strategie che cerco di adottare ogni giorno per evitare di ricadere di nuovo nel circolo vizioso del cibo consolatorio.

Ho periodicamente alternato fasi da “magra” a fasi da “grassa” perché volevo diventare perfetta e non amavo le mie forme mediterranee. Allora mi autoimponevo delle diete senza alcun tipo di logica, fino a quando ad un certo punto la mia mente diceva basta, e via a recuperare tutte quelle prelibatezze di cui mi ero privata.

E così che è nata l’altalena.

Ma ad un certo punto si è fermata troppo in alto e per troppo tempo.

La cosa più brutta era che io non me ne rendevo conto. Diventavo permalosa se gli altri me lo facevano notare ed evitavo di guardarmi.

Poi un giorno è scattato qualcosa, ho capito che dovevo cambiare approccio. Non bastava cambiare alimentazione, bisognava cambiare la testa. Premetto che per lavoro mi sono sempre occupata di benessere, alimentazione e bellezza, e ne so parecchio. Mi rendo conto solo ora che probabilmente cercavo in tutte queste conoscenze qualcosa che con una bacchetta magica risolvesse il mio problema. Solo quando ho capito e accettato le mie debolezze ho preso in mano la situazione e deciso di cambiare.

Ho dovuto mettere insieme tante cose, è un lavoro impegnativo ogni giorno, perché c’è sempre il timore di ricaderci, non si può mai abbassare la guardia.

La prima cosa che ho fatto è stato guardarmi dentro e accettarmi per quello che sono, senza giudicarmi e denigrarmi.

Vorrei chiarire un punto, accettarsi non significa dirsi “Ok, io mi accetto grasso”. Significa riconoscere le proprie debolezze caratteriali e il fatto che non saremo mai perfetti. Questo è un passo fondamentale, bisogna amarsi abbastanza per cambiare radicalmente, perché questo percorso costa molta fatica e dura per tutta la vita. Se non la si pensa così si è destinati a fallire in partenza.

Bisogna cominciare a stare più tranquilli non solo in superficie, ma dentro intimamente, altrimenti tornerà la voglia di rimpinzarsi per calmare l’ansia.

Per me è stato importante farlo, perché voglio stare bene con me stessa e non sentirmi a 50 anni come se ne avessi 100. Perché è fondamentale per la mia salute.

Quando ho lavorato su tutto questo, finalmente è arrivata la voglia di cambiare abitudini e mi sono rivolta ad una nutrizionista. C’è sempre bisogno di una guida. L’autoregolazione non esiste. Se si hanno problemi di peso è perché non si è in grado di autoregolarsi. Serve qualcuno che ti indica la strada che è solo tua e non quella di un altro che ti ha passato la dieta.

Scopo di questa parte del Blog è di darti degli spunti di riflessione su cosa significa veramente alimentazione consapevole e sulle difficoltà di chi come me è sempre in bilico.

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